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mercoledì 5 maggio 2010

Ispirazione

Non esiste cosa più bella di sentirsi ispirato dal mondo e, partendo da questo stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica, da quello che si osserva o si legge o si ascolta, creare un lavoro, un pensiero, una idea, un’opera d’Arte.

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Tutti siamo, per natura, creativi; ma pochi riescono ad accettare l’influenza dell’altro nella propria creazione, sia di persone, di oggetti o di eventi. Pochi riescono ad ammettere l’esistenza dell’ispirazione (non necessariamente divina dipendendo del concetto di Dio), perché ciò significa “essere creato” , “essere parlato”, “essere scritto” e così via. Molto differente dal sentirsi al comando delle diverse azioni creative (come propone la nostra società commerciale).

Osservando un bambino che crea, è possibile vedere chiaramente come per lui tutto l’intorno sia un miracolo. E come ogni cosa, la natura, i sentimenti, i fatti, i compagni, l’ambiente insomma i diversi spunti che continuamente ci offre il contesto, serva come poesia dell’atto creativo.

Ispirazione è calore poetico.

mercoledì 17 marzo 2010

Il disegno “coltivato”

Immagine: Claude e Pablo Picasso disegnano, 1953. Tratta dal libro "Les enfants terribles - il linguaggio dell'infanzia nell'arte”, Silvana Editoriale.

Ecco cosa hanno detto due artisti riguardo al disegno infantile. Joan Miró una volta disse che ha “lavorato tutta la vita per disegnare come un bambino”. Picasso, invece, ha detto che “tutti i bambini sono artisti, il problema è rimanere artista dopo che si cresce”.

È possibile offrire ai bambini un modello educativo che consideri contemporaneamente espressione e tecnica, che proponga uno studio dell’Arte come manifestazione culturale e possa sviluppare le loro naturali potenzialità invece di sprecarle ? Il concetto di disegno coltivato prova a rispondere a questa domanda.

L’idea – molto semplice – è discutere l’Arte con i bambini, partendo esattamente dalle loro produzioni. È imparare Arte facendo Arte, riflettendo tranquillamente sull’Arte. Le proposte sono varie e sempre interessanti, strutturate come gioco: riletture, rompi-capi, dettato di disegni, scambio di fogli, composizioni varie… seguite da chiacchierate.

IMG_0434 Immagine: Paul Klee "artisten Lehre" , gessetto su carta, 1939

Un disegno coltivato non è un disegno “libero” (nel senso di spontaneista) nemmeno una riproduzione. È pensato, liberamente, dall’autore con l’aiuto dell’educatore e del suo gruppo di coetanei. È pertanto molto più ricco che un disegno qualsiasi, giacché più elaborato. E questo viene considerato dai bambini. Ai bambini piace produrre belle opere tanto quanto agli adulti. E hanno bellissime idee. Tocca a noi aumentare le loro risorse.

giovedì 7 gennaio 2010

Buon Anno!

Un anno si fa buono con serenità, pazienza, coraggio, un po’ di fortuna e soprattutto molto lavoro. Lavoro che viene da dentro, lavoro che si fa fuori. Voglia di crescere, di essere migliore, di fare le cose giuste.

Un anno si fa buono con gli amici accanto, i nostri cari, le persone amate. Con quelli che condividono con noi le passioni. I collaboratori. I complici.

Con i giochi. Con creatività e spirito comunitario. Con buona volontà.

Auguriamo a tutti voi un felice 2010.

2010

Immagine: Elisa Randow

giovedì 3 dicembre 2009

And so this is Christmas

Va bene, è Natale. Anche The Grinch ha cambiato idea e … a proposito, conoscete già i libri di Dr. Seuss? Sono molto divertenti!

The Grinch

Insomma. È Natale.

Per i bambini e gli innamorati (quelli che credono ai miracoli) questo periodo potrebbe essere un’opportunità per ringraziare, offrire fiori, incontrare, parlare, chiarire, abbracciare, stare insieme a guardare la neve o il fuoco del caminetto, passeggiare, giocare… e tante altre di queste attività inutili e gratis.

Oltre alla data commemorativa, una in più sul calendario. Oltre al Mercato – che sopravvivrebbe senza i simboli prefabbricati.

Da oggi fino a Natale – 20 giorni! – provate un po’.

Vi auguriamo un Natale di gioia e serenità!

Ci vediamo a Gennaio.

mercoledì 21 ottobre 2009

La poesia dei materiali

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I materiali nascondono possibilità impensabili. Hanno una loro Estetica particolare che soltanto uno sguardo più accurato può svelare. A noi, adulti, spesso sembrano cose senza nessun valore o significato, soprattutto quei semplici rifiuti dimenticati da qualche parte. Infatti, il mondo è pieno di materiali. Forse ne abbiamo anche troppi in giro.

Per i bambini, invece, possono rappresentare un Universo.

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Provate anche voi a guardare i materiali da altri punti di vista. Più da vicino. O da molto lontano. Con le mani. Col cuore. Aspettate l’inaspettato. La sorpresa.

Potete anche provare a fare delle fotografie prendendo materiali diversi da angoli inusitati.

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Anche se sono banali, i materiali ci invitano a un viaggio poetico.

venerdì 9 ottobre 2009

Giocare con la paura

il babau è un mostro bianco per chi di vivere è ormai stanco il babau è un mostro nero finisci dritto al cimitero il babau è tutto rosso corri corri a più non posso il babau è tutto giallo tocca pure al maresciallo il babau è anche blu occhio il prossimo sei tu il babau è di tutti i colori se lo incontri sicuro muori

Babau il Mostro

Secondo la tradizione popolare italiana, il Babau è un mostro immaginario, dalle caratteristiche non ben definite. Può essere invocato dagli adulti per spaventare o minacciare i bambini. Ma soprattutto è uno di quei personaggi che vengono incorporati al gioco infantile (come l’orco, il lupo mannaro, la strega) per rappresentare, simbolizzare e elaborare la paura.

Infatti, la paura è il sentimento più umano che esista e naturalmente cerchiamo delle strategie per gestirla. I piccoli lo fano attraverso il gioco. Giocando, imparano a superare la paura e anche a divertirsi mentre l’affrontano. Ma non solo loro: anche a noi piacciono i film dell'orrore, d’avventura, il rischio calcolato.

Gli psicanalisti affermano che tutte queste componenti “paurose” servono come simbolo dell’Altro nel rapporto madre-figlio. Che le canzoni, personaggi, fiabe che evocano la paura hanno un significato psicologico più importante di quanto si possa immaginare.

Alcuni educatori sostengono che dobbiamo difendere i bambini da queste invasioni “violente”. Non credo. Basta osservare i bambini mentre giocano per concludere come il Babau e i suoi amici sono – non a caso - particolarmente apprezzati. Secondo me, violenza è tutt’altro.

giovedì 1 ottobre 2009

Rallentare

Le grandi città moderne aumentano di volume, soprattutto in direzione verticale. Non considerano, non vedono neanche, i loro abitanti. Bisogna fare uno sforzo sovraumano per adattarsi alle nuove condizioni imposte.

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Illustrazione: Paula Juchem

L’esterno diventa un luogo di passaggio, attraverso il quale scorrono flussi costanti senza identità. Fermarsi è praticamente impossibile. Lo spazio aperto può non essere neanche percepito nella sua singolarità e nelle sue sfumature.

I bambini diventano “pacchetti” in mezzo alla fretta degli adulti. Non possono camminare (vanno in passeggino). Sono trasportati da una parte all’altra in mezzo a innumerevoli impegni. Corri, sbrigati, veloce, non fare tardi, non fermarti! Formiche? Ma che formiche! No, non c’è tempo per vedere l’uccello! Lascia questo “coso” per terra, è sporco! Ma non posso crederci, vuoi disegnare…adesso?

Invece… sarà possibile fermarsi un po’ e cambiare ritmo? Fare un lungo respiro e riflettere che perdere tempo può significare guadagnare tempo? Rallentare. Questa può essere un' importante e attuale parola.

Pensiamoci.

lunedì 14 settembre 2009

Nuvole e bambini

Ogni volta di più psicologi ed educatori dicono che osservare la natura provoca nei bambini un considerevole aumento della capacità immaginativa e pertanto creativa.

Il gioco “contemplativo” – la cui azione viene da dentro – sarebbe fondamentale per sviluppare l’abilità di scolpire, per esempio, ma anche utile per il disegno, la pittura, la costruzione e tutto ciò è in relazione con la composizione.

Bambini sono associati a attività. E il fatto di vederli così "fermi" può provocare ansia negli adulti. Ma il gioco contemplativo esige sforzo, esige tempo. Come sottolinea la dottoressa Oliveira (Scultura e immaginazione tra piccoli bambini, Isola di Santa Catarina, Florianópolis,Brasile, 2008)

(...) parliamo di un tempo di creazione che contiene in sé la contraddizione feconda dell'inerzia e del movimento, dell'azione, della sperimentazione (...)

Cercare forme delle nuvole: la convivenza con la natura, con ciò che è infinitamente grande, ciò che è infinitamente piccolo e ciò che è infinitamente multiplo (Girardello, 1998, in Oliveira, 2008).

guardando-la-forma-delle-nuvole1

domenica 17 maggio 2009

Creare vuol dire...

l'obbligo d'essere originale, di non copiare mai?

Non credo. Idee derivano da altre idee (per confermare o per confrontare, come diceva Harold Bloom nel suo stupendo "L'Angoscia dell'influenza").

Copiare (soprattuto dai compagni) può essere un ottimo esercizio di creatività. Anche perché la copia non sarà mai uguale all'originale, persino quando viene fatta dalla stessa persona che l'ha prodotta. Copiare porta nuovi repertori, apre nuovi canali, altre possibilità, chiarisce le influenze, l'identità. E stimola a cercare altre idee. Spesso la copia è soltanto un pretesto, poi viene modificata...

Creare è un atto sociale. E pertanto interattivo.

Chi crea, sta creando con qualcuno e per qualcuno. Niente di meno "puro".

La creazione non è pura come la Cultura non è pura come l'Arte non è pura.

Evviva i collage, le riletture, le revisioni, l'interpretazioni, evviva le copie. Bambini imparano molto per imitazione e per ripetizione. No problem! Tranquilli, genitori, tranquilli soprattutto gli insegnanti. Perché nell'atto di copiare saranno sempre previsti costruzioni, ricerche, elaborazioni cognitive, concetti. Non sono strutture isolate. L'essere umano è complesso.

(Evviva la copia. A condizione che siano citate - e debitamente riconosciute - le fonti.)

_Claudia Souza_
 
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